Le assicurazioni sono ancora una “materia oscura” per gran parte degli italiani.
Sebbene possiamo vivere tranquillamente la nostra vita ignorando cosa sia la materia oscura della cosmologia, la storia è diversa in tema “assicurazioni”.
Perché?
Vi elenco qualche dato:
- 772 morti sul posto di lavoro, una media di più di tre persone al giorno dall’inizio dell’anno fino a fine agosto (dati raccolti dall’Inail)
-
Più di 3 milioni di incidenti domestici si verificano ogni anno in Italia (secondo le più recenti rilevazioni Istat)
-
3 milioni e 150 mila sono gli italiani colpiti da un’invalidità, ovvero che soffrono di problemi di salute e di gravi limitazioni che impediscono loro di svolgere attività abituali
-
Sono 118.298 gli incidenti stradali avvenuti in Italia nel 2020, con 2.395 morti e 159.249 feriti
-
14,2 milioni di abitazioni sono in aree a rischio sismico elevato o molto elevato, 7,4 milioni in aree a rischio medio, su un totale di 34,7 milioni di abitazioni del valore di 5.400 miliardi di euro
-
In Italia, solo una casa su 50 è coperta da una polizza assicurativa contro i rischi di catastrofi naturali, come il terremoto, un’alluvione o entrambi
E’ probabile che durante la lettura dell’elenco siano partiti una serie di gesti scaramantici del tipo fare le corna e toccare ferro (o ben altro, ma non vorrei scivolare nel volgare).
Ma la scaramanzia e l’occulto non sono in grado di salvarci dalla rovina, al contrario di quello che succede ad Altomare, il protagonista del film “Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio” (interpretato da Lino Banfi o Lino Benfi per gli intenditori).
In Italia, il solo fatto di pensare agli eventi avversi che possono capitare in futuro è sufficiente per essere chiamati gufi e iettatori.
Questo radicato pregiudizio rappresenta un ostacolo per gli italiani, che fanno fatica a pensare di assicurarsi per proteggersi da possibili eventi futuri negativi.
Per molte persone la “massima protezione” consiste nell’accantonamento di un tot di liquidità in banca.
Il risparmio, però, sebbene abbia molte funzioni (coprire le spese correnti, contare su un fondo di emergenza, alimentare l’attività di investimento), non può essere sufficiente a proteggervi dai veri imprevisti che vi possono colpire.
Come rimanere invalidi, non poter più svolgere la propria attività lavorativa a causa di una malattia o perdere la casa.
Rispetto a qualche decennio fa gli italiani stanno migliorando, assicurandosi di più e così facendo aumentando le difese contro le vicissitudini della vita.
Però, essere consapevoli che è importante assicurarsi non è sufficiente a “proteggerci” davvero.
Dobbiamo anche avere la piena comprensione di quello che l’assicurazione (che paghiamo ogni anno e spesso anche profumatamente) può fare per noi.
Questo ci serve per non dover incorrere in spiacevoli incidenti del tipo “Perché non mi liquidano nulla?
Ma io ero sicuro che questo evento fosse coperto!”.
Una recente indagine condotta dall’Ivass (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni) mostra come gli italiani credano di essere “esperti” di assicurazioni, mentre ne sanno davvero poco (e avendo problemi persino con le basi).
L’indagine ha rilevato che il 50% delle persone intervistate considera incomprensibili e opachi i contratti assicurativi.
E parte della ragione sta proprio nella scarsa conoscenza dell’ABC del lessico assicurativo.
(Oltre che nella colpa di alcuni assicuratori che pensano che parlare difficile dia loro più carisma)
Infatti, punteggi insufficienti sono stati ottenuti nella conoscenza sia dei prodotti assicurativi, sia nei termini di base.
Agli intervistati è stato chiesto il significato di tre termini (premio, massimale e franchigia).
Il 60% ha affermato di sapere cosa volessero dire, ma solo il 14% ha saputo rispondere nel modo corretto a tutte e tre le domande.
Perché la maggior parte delle persone non sa bene cosa è possibile assicurare e da quali rischi ci si può proteggere con un’assicurazione.
Non comprendere si traduce in non assicurarsi.
Non assicurarsi significa affidare completamente al caso e alla sorte le fondamenta dei propri obiettivi, desideri e sogni.
Penso che probabilmente la maggior parte degli italiani non si assicura perché non ne percepisce il valore e l’utilità.
E per capire l’utilità avrebbero bisogno di qualcuno che gli spiegasse, numeri alla mano, “cosa accadrebbe se…”
Arrivati a questo punto, per esperienza so che le persone si dividono in 2 gruppi:
- chi continuerà a pensare che a lui non succederà (e se succederà poi si vedrà)
- chi è curioso di sapere quale sarebbe lo scenario e quale sarebbero le conseguenze (e decidere consapevolmente cosa fare o non fare)
E tu di quale gruppo fai parte?
Se sei curioso di sapere quali prestazioni hai garantite dallo Stato e quali no, contattaci!